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Sunday 17 May 2026

NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA - Al Paisiello l’Agamennone fragile di Ritsos Il re stanco svela l’insensatezza della guerra

di Maria AGOSTINACCHIO





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Al Paisiello l’Agamennone fragile di Ritsos
Il re stanco svela l’insensatezza della guerra

Maria AGOSTINACCHIO

Questa sera al Teatro Paisiello di Lecce secondo appuntamento della sesta edizione di “Mitika – Teatro e Mito nella contemporaneità”, una rassegna che quest’anno si presenta in una suggestiva veste primaverile. L’iniziativa è parte integrante del più ampio festival “Armonie del Mediterraneo – Viaggi, Miti e Ritorni”, il ricco progetto, ideato dall’Agenzia per il Patrimonio Culturale Euromediterraneo. Protagonista della serata rappresentazione dell’Agamennone di Eschilo nella versione di Ghiannis Ritsos (sipario alle 21). Questa versione del mito, lontana dalle celebrazioni eroiche dell’epica tradizionale, porta in scena una figura della sua armatura, interpretato da Andrea Tidona, affiancato da Carolina Vecchia e dalla voce fuori campo di Alessandra Fallucchi, per la regia attenta di Alessandro Machìa.

La produzione, curata da Zerkalo in collaborazione con il festival “Appia nel Mito”, permette un’esperienza immersiva nella psiche di uno dei personaggi più complessi della letteratura occidentale. L’Agamennone di Ritsos non è il trionfatore che calpesta i tappeti di porpora, ma un uomo vecchio e stanco, giunto al termine di una guerra decennale che ha consumato vite e anime. Il sovrano di Micene, una volta potente despota, torna a casa per affrontare non un nemico armato, ma la propria coscienza.

In un estremo atto di valore, egli sceglie la via della confessione, consegnando alla moglie Clitennestra la propria verità. È un viaggio doloroso, un cammino che Agamennone percorre con la consapevolezza di chi sa che il destino è già scritto. Egli non cerca giustificazioni, ma di dare un senso ai suoi passi. In questo contesto di profonda riflessione etica, il re riflette sulla natura umana e sui meccanismi che governano il mondo degli uomini. La sua grandezza, paradossalmente, emerge proprio nel momento in cui ammette la propria piccolezza, diventando capace di notare persino le fatiche di una formica e di ritrovarvi, tragicamente, lo specchio delle proprie ambizioni fallaci. L’opera si configura come un potente manifesto contro l’insensatezza di tutte le guerre. Attraverso il filtro del mito, Ritsos e la regia di Machìa parlano del presente, dell’inutilità del sangue versato e della vacuità delle conquiste territoriali di fronte al vuoto interiore di chi le guida. La rassegna “Mitika”, diretta da Carla Guido, conferma così la sua missione di rendere il mito classico uno strumento vivo per interpretare le contraddizioni della contemporaneità. Assistere a questo “Agamennone” significa quindi partecipare a un rito di memoria e coscienza, lasciandosi guidare dalla voce di un eroe che ha finalmente deposto le armi per abbracciare l’unica vittoria possibile: la verità su sé stessi.

«Un Agamennone amareggiato, che si rende conto di come decenni di guerra a Troia costituiscano un fallimento umano, politico, sociale. Perché capisce che inseguire la gloria si è trasformato in un uomo senz’anima, che ha sacrificato una figlia e sparso tutto quel sangue senza che questo sia servito a qualcosa», spiega l’attore protagonista, Tidona. «Tanto che in certi momenti anche il pane gli sembra rosso, e sa che Clitennestra aspetta il varco per ammazzarlo. Il tutto, grazie alla regia di Alessandro Machìa e al linguaggio poetico di un grandissimo autore, Ghiannis Ritsos - a tratti addirittura spiazzante. Alla fine il messaggio è chiarissimo: le guerre fanno solo morti, senza risolvere i problemi». Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

L’attore Tidona:
«I conflitti trasformano gli uomini in esseri senz’anima»


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