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Wednesday 06 May 2026

NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA - I 20 anni di BandAdriatica - Prima: «La musica unisce»

All’Apollo di Lecce il concerto-evento per celebrare il ventennale del gruppo salentino votato alla ricerca tra le due sponde: un viaggio nei Balcani e nel Mediterraneo tra tradizione riscritta e nuove rotte sonore





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All’Apollo di Lecce il concerto-evento per celebrare il ventennale del gruppo salentino votato alla ricerca tra le due sponde: un viaggio nei Balcani e nel Mediterraneo tra tradizione riscritta e nuove rotte sonore

I 20 anni di BandAdriatica

Prima: «La musica unisce»

Eraldo Martucci

La celebrazione dei 20 anni di BandAdriatica significa ripercorrere le vicende di un gruppo, ma anche di un intero pezzo di storia della musica di confine e di ricerca in Italia. Sarà un appuntamento speciale quello di oggi alle 20 all’Apollo di Lecce per il festival Armonie del Mediterraneo – Viaggi, miti e ritorni (ingresso libero fino a esaurimento posti, info 3475468393 - bandadriatica.com).

Il live ripercorre le tappe più significative del cammino artistico, che in questi due decenni ha dato forma a un linguaggio originale e riconoscibile. La storica formazione guidata da Claudio Prima (organetto e voce) e composta da Emanuele Coluccia (sax), Andrea Perrone (tromba), Vincenzo Grasso (clarinetto), Gaetano Carrozzo (trombone), Morris Pellizzari (chitarre), Giuseppe Spedicato (basso) e Ovidio Venturoso (batteria), sarà affiancata sul palco da Maria Mazzotta, Antonio Castrignanò, Rachele Andrioli e Bojken Lako.

La serata si aprirà alle 19 con la Salento Grooves Band, che eseguirà in versione tradizionale bandistica alcuni brani di BandAdriatica, accompagnando il pubblico in parata nel centro storico fino al piazzale antistante il Teatro Apollo.

Prima, se torna al 2006, qual era l’urgenza espressiva che l’ha spinta a salpare per questo viaggio?

«Era già da qualche anno che avevamo indagato sul punto di vista albania grazie a diversi musicisti albanesi che erano qui residenti, e penso soprattutto a Redi Hasa. Con lui abbiamo iniziato a indagare sulle matrici comuni delle rispettive culture. A un certo punto abbiamo però pensato di allargare lo spettro a tutto l’Adriatico, includendo la Croazia, la Grecia e la Slovenia, e da lì è nata l’idea di mettere insieme quello che avevamo in comune: le bande di strada dalla nostra parte e le fanfare dall’altra».

In 20 anni, mare della musica è cambiato profondamente. Come si è evoluto il suono della BandAdriatica?

«I primi anni sono stati dedicati alla musica balcanica, anche se noi ci differenziavamo perché non abbiamo mai suonato brani tradizionali se non in minima parte, e abbiamo sempre riscritto. Poi, nel corso del tempo, la sonorità balcanica è diminuita a favore invece di un suono più mediterraneo, più vicino alla nostra terra e anche al Nord Africa».

«Avete collaborato con musicisti albanesi, croati, greci, turchi e nordafricani. Qual è la lezione più preziosa che avete imparato dal confronto con l’altro?»

«Sono state principalmente due. Abbiamo imparato che la musica smonta ogni tipo di resistenza e di barriera. Noi molto spesso incontravamo dei musicisti anche in situazioni estemporanee, non parlando a volte la stessa lingua. E invece, dopo due ore di musica insieme, la relazione cambiava di colpo e ci si ritrovava come fratelli. La seconda lezione è che tutte le musiche che abbiamo indagato, anche se apparentemente lontane fra di loro, rivelavano sempre qualche aspetto comune».

Ci sono nuove geografie musicali verso cui BandAdriatica sta puntando la prua?

«Non abbiamo ancora visitato la Turchia, che è uno dei nostri desideri da tempo per le sue straordinarie anime: quella super metropolitana di Istanbul e quella spirituale più presente nell’interno».

Il salentino è una lingua di terra, ma con voi è diventata una lingua di mare. Come scegliete l’equilibrio tra tradizione e innovazione linguistica nei vostri testi?

«Siamo partiti cantando in italiano, ma nel corso del tempo, e questo vale soprattutto per me che scrivo i testi, mi sono reso conto che il dialetto aveva una marcia in più. Essendo una lingua scarna, ti obbliga infatti a uscire dall’eccessiva concettualizzazione per andare sulla sostanza togliendo gli orpelli, come d’altronde nella musica. E poi ha una sonorità che a livello internazionale è ancora più efficace».

 

[Box di approfondimento nel testo] 

«Abbiamo scoperto che musiche anche molto lontane condividono sempre qualcosa.»

 

[Didascalia Foto

BandAdriatica in concerto questa sera al Teatro Apollo di Lecce: vent’anni di musica tra tradizione e contaminazioni, dal Salento alle sponde del Mediterraneo.

 
 
 
 

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