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Archeologia
 
Archeologia urbana
 
Dicembre 2005
Le indagini nell’area della Chiesa Greca
LECCE
Sono state portate a termine nel dicembre del 2005 una serie di indagini archeologiche nell’area antistante la Chiesa Greca, condotte dall’Università degli Studi di Lecce in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Puglia e il Comune di Lecce, sotto la direzione scientifica del prof. Francesco D’Andria, Direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’Università di Lecce, e del dott. Luigi Tondo, responsabile dell’archeologia medievale della Soprintendenza Archeologica della Puglia. I lavori di scavo sono stati coordinati dal dott. Marco Leo Imperiale (Scuola di Specializzazione in Archeologia) e dalla dott.ssa Caterina Polito (Dipartimento di Beni Culturali). Lo scavo dei resti antropologici è stato eseguito dalla dott.ssa Elisa Vetrugno (Scuola di Specializzazione in Archeologia). La direzione del cantiere è stata seguita dall’arch. Franco Gregoriadis. Alle indagini hanno partecipato Ida Salvago (laureanda in Beni Culturali – Università di Lecce) e gli operai della Ditta Saracino. Il lavoro è stato possibile anche grazie alla disponibilità del parroco della Chiesa Greca, papas Nik Pace.

Gli scavi, avviati in seguito ai lavori di riqualificazione ambientale e manutenzione dei sottoservizi, hanno permesso di indagare il palinsesto urbanistico di una parte della città posta nei pressi delle mura, nell’area in cui nel Medioevo sorgeva una chiesa dedicata a San Giovanni del Malato.

Parte della chiesa medievale è ancora visibile sotto l’attuale chiesa di San Nicola di Mira, dedicata al culto greco. Le fonti ricordano che la trasformazione della chiesa al rito greco si ebbe nella seconda metà del Cinquecento, quando i Gesuiti, da poco in città, ottennero di impiantarsi nella chiesa fino ad allora adibita al culto ortodosso, edificando il convento e la Chiesa del Gesù, mentre ai Greci venne destinata proprio la chiesa di San Giovanni del Malato, posta in un’area più marginale della città.

Le trasformazioni del tessuto urbano in quest’area, precedenti all’installazione della Chiesa Greca, possono essere riassunte nelle seguenti fasi di frequentazione:
 
- Età messapica (IV-III secolo a.C.) e romana (II-I secolo a.C.); è stato rinvenuto il taglio di una cava messapica, forse inerente all’estrazione dei blocchi per la costruzione delle mura. In età romano-repubblicana la cava viene riempita e l’area è probabilmente destinata ad usi agricoli.
 
- Fine XIII-XV secolo: l’area viene occupata da una complessa area cimiteriale attorno alla chiesa di San Giovanni del Malato. La fase più antica dell’impianto è testimoniata da una tomba scavata, in parte, sul fronte della cava messapica.
L’esistenza di almeno tre successivi livelli di rialzamento del piano cimiteriale mostra chiaramente una continuità d’uso della necropoli per un lungo arco cronologico. Le sepolture, scavate nel terreno, erano interessate da deposizioni singole prive di corredo. Il capo degli inumati era solitamente coperto da un embrice, che proteggeva il volto del defunto durante il riempimento della tomba con la terra. Il piano di calpestio del cimitero era costituito da un allettamento di tufina pressata e piccole pietre.

L’ultima fase dell’impianto è testimoniata da alcuni sarcofagi in pietra leccese provvisti di un alloggio per la testa del defunto, coperti da lastre monolitiche. I sarcofagi erano affiancati ai muri perimetrali della chiesa, e presentavano dei fori praticati nella copertura e sul fondo della tomba, forse connessi a rituali funerari che prevedevano delle pratiche di libagioni.

- Seconda metà del XV secolo: in questo periodo l’area cimiteriale viene dismessa e viene creato uno spazio aperto identificato da un battuto di tufina e, in alcuni punti, lastricato. All’imbocco dell’attuale corte dei Mesagnesi sono stati rinvenuti due silos granari a campana, profondi circa cinque metri, in perfetto stato di conservazione, con i relativi coperchi di forma circolare ancora alloggiati sull’imboccatura.

I reperti indicano la presenza, attorno a questa piccola piazza, di un’area fortemente urbanizzata. Molti di essi si riferiscono ad attività di tessitura della lana (pesi da telaio, fuseruole, copri-fuso), mentre gli abbondanti reperti ceramici (ceramiche invetriate policrome e dipinte) offrono un importante spaccato sulle produzioni vascolari a Lecce in questo periodo. Infatti, un recupero di reperti ceramici e scarti di fornace nell’attiguo vico degli Albanesi, operato del dott. Tondo qualche tempo fa, ha accertato la presenza di una produzione ceramica a Lecce tra il XIV e il XV secolo.

- Età moderna (XVI-XVII secolo): la piazza tardo medievale viene ripavimentata con un battuto posto su un vespaio costituito da pietre allettate con bolo.



FOTO
Figura 1: gli archeologi durante il lavoro di scavo
Figura 2: veduta di una parte dell‘area cimiteriale con le tombe terragne.
Figura 3: due sepolture sovrapposte nel cimitero medievale
Figura 4: i vari livelli del cimitero medievale
Figura 3: uno dei sarcofagi addossati alla chiesa
Figura 4: I silos per il deposito di derrate alimentari
Figura 5: oggetti per la filatura della lana
Figura 6: ceramiche invetriate del XIV-XV secolo
     

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